Segnali inconfondibili che sei un’amica di merda

Abbiamo un po’ tutte la presunzione di essere ottime amiche, persone che fa piacere avere al fianco, presenze irrinunciabili. Poi ci riveliamo per quello che siamo. Amiche di merda.

Sono la prima ad avere questa presunzione e sono la prima ad essere un’amica di merda. Ma non me ne vergogno, anzi, tendo a dimostrarlo più e più volte. Di modo che se continui a frequentarmi sei per forza un’amica di merda pure tu.

Qualche sera fa ero al pub. Stavo notando che nessuna delle mie storie comincia con “L’altra sera ero al Teatro dell’Opera”. Comunque, ero al pub, fresca di stipendio e in modalità Di Caprio.

Sostanzialmente sono stata un’ottima amica fino a un certo punto, poi è avvenuta la trasformazione. E sono diventata un’amica di merda.

Sono diventata un’amica di merda quando ho dovuto scegliere tra l’essere una buona amica o salvarmi la vita. Si avvicina al tavolo un banco di lamprede con deficit dell’apprendimento.

Un’amica non di merda avrebbe vegliato sull’amica (probabilmente altrettanto di merda, ma lo scopriremo solo negli episodi successivi) e fatto in modo che la sua virtù rimanesse inviolata. O almeno l’avrebbe aiutata a gestire l’assedio. Invece io osservo il lampredico assedio attorno alla mia amica, roba che Cerco de Zamora spostati proprio con tutto El Cid Campeador. Lo osservo dal punto di vista di una studiosa di linguistica e comportamenti umani, dall’alto dei miei anni di militanza femminista al bancone dei pub. E mi chiedo se davvero hai appena detto alla mia amica che ha preso Donnarumma al Fantacalcio, perché l’ultima nozione calcistica che ha appreso è probabilmente che Batistuta non gioca più. Era figo però. In che squadra giocava? 

La mia amica è visibilmente alticcia e io devo scegliere tra l’accollarmi l’etilista e le lamprede, oppure il fingere generale disinteresse e avvicinarmi lentamente allo scudo intergalattico: il biliardino.
Ogni tanto butto un occhio sulla situazione per sincerarmi che la povera amica sia ancora fuori dal fascicolo del processo al Mostro di Firenze. Le lamprede la circondano, ma io sono un’amica di merda e “Boh, guarda, la quotazione di Simeone sicuramente è un po’ scesa, però io…”
E non muovo un dito. Da vera amica di merda, rimango immobile come se fossi circondata dagli orsi.

Sono un’amica di merda perché ordino l’ennesimo giro senza pensare alla mia amica, che se avesse bevuto un altro drink almeno sarebbe svenuta e avrei potuto portarla a casa in ambulanza. Ma io ho lasciato che la sua lenta agonia continuasse, tra risatine isteriche e mosse goffe che volevano essere ammiccanti.

La mia amica vuole tornare a casa ma io sento il richiamo del pub e voglio rimanere. Ma non riesce a tornare a casa da sola. Ed è lì che la lampreda riscopre l’antenato coguaro e dà la zampata.
“La riporti tu? Guarda che ti vomita in macchina!”.

Sono un’amica di merda anche quando mi ricordo certi dettagli del processo al Mostro di Firenze e comunque finisco con serenità la mia birra.

Poi vengo presa dal panico. Mi alzo infervorata come Vanni e senza gridare Viva Idduce corro verso casa, pronta a trovare i miseri resti della mia amica. Pronta a subire un processo mediatico. “L’amica di merda” su tutti i giornali, roba da far rosicare altri eminenti personaggi della cronaca nera. La chiamo e non mi risponde. La richiamo, e non mi risponde. Porca puttana, no, il plastico di Vespa con i gabbiani der Tuscolano no, Diotiprego, fa’ che sia viva.

Corro sotto casa. Corro a modo mio. Corro sul tacco 12 a spillo senza plateau, corro tra le buche drammatiche del mio quartiere e sembra una scena di Roma città aperta, ar massimo sventrata, cado, mi rialzo, cado, bestemmio, sono pronta al peggio, al sacco nero alla Dexter, agli ettolitri di sangue, al dramma, ai suoi gatti orfani, costretti a vivere con una complice dell’omicidio dell’amorevole madre. Come glielo dico ai gatti.
Corro ancora. Sono ubriaca e sui tacchi. Quindi al massimo oscillo forte, ma ce la metto tutta. Resisti, arrivo a salvarti. Corro, oscillo, barcollo, corro, ci sono quasi, buca, ahi!, cazzo, pantegana di merda, blatte, schifo, ahi! storta, corro, forza, oddiopipì, sono un’amica di merda, dimmi che sei viva, rispondimi al telefono!

È viva. Sembra integra. Credo che sia la bava dei baci di lui che tiene insieme il cadavere. Almeno il materiale organico per la Scientifica non dovrebbe mancare. Ora devo solo avvicinarmi con un tampone e prelevarne un campione. Perché, ovviamente, non ho le chiavi.

L’amica di merda interrompe prepotentemente la tua pomiciata violenta perché non ha le chiavi e si sta pisciando addosso. Poi la interrompe nuovamente per dirti di non citofonare ma di telefonare che ti apre. Poi la interrompe di nuovo per chiederti quale cazzo è la chiave del portone. Poi, finalmente, l’amica di merda sparisce dietro al portone che si chiude e cerca di riscattarsi mettendo su l’acqua per una carbonara notturna. Ma è ubriaca a merda anche lei, spegne il fornello e muore sul letto, confermando così la propria composizione biochimica: ha il 99% dei geni in comune con un mucchio di letame.

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