L’Inganno di Sofia Coppola

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L’inganno di Sofia Coppola: come passare un pomeriggio intero a domandarsi se c’era davvero bisogno di girare un film del genere. Sofia, dai, parliamone!

Innanzitutto, cara la mia Sofia, mi devi spiegare perchè sei sempre così sensibile al problema della disoccupazione di Kirsten Dunst: quando comincia a maturare troppi giorni di inattività, con la liquidazione ormai diventata un ricordo e l’assegno che si fa sempre più misero, tu corri al centro per l’impiego a occuparla con il tuo ennesimo film.

Ma te lo devo spiegare io che sta ragazza è stata efficace solo nei primi anni 2000, quando baciava funamboli a testa in giù, e poi ha smesso decisamente di andare di moda? Per altro non è che sia andata così tanto di moda manco in quel periodo eh, giusto qualche mese tipo 15 anni fa. Che è già qualcosa se pensi che Tobey Maguire non è riuscito manco in quello!

Poi Sofia, io mi chiedo, l’hai guardata bene in faccia? C’ha sempre quell’espressione mezza contrita e mezza “lost in translation”, eppure tu quel film l’hai fatto fare alla Scarlett e c’è voluto un altro regista, il buon Lars, a capire che l’unico copione che si adattava a quell’espressione depressa era giusto “Melancholia”.

Ok, mi rendo conto che sto insistendo su un’unico punto, per cui passo oltre Sofia: la vera domanda è, ma tu l’hai letta la sceneggiatura? Sei davvero sicura che non ti abbiano costretta con la coercizione a dirigere quella robaccia? DA QUI SPOILERO, MA MI DEVO SFOGARE.

Tu vuoi dirmi che hai davvero letto e approvato una scenografia in cui, a parte la banalissima storia del soldato ferito accolto in un ginepraio, le protagoniste si dicono tra loro battute come “adoro i piselli” e “è l’ora di prendere una sega”? Io ero in imbarazzo per te, Sofia.

Per non parlare del fatto che ero in imbarazzo per la specie femminile in generale: il film dura un’ora e mezza, quindi non c’è il tempo di ordire una trama fitta d’inganni e finezze psicologiche, ma Colin Farrell pareva saperlo e congestionava le sue tecniche seduttive in 3/4 battute passando velocemente dal “Piacere mi chiamo John” al “Io ti amo, non posso vivere senza di te”. E la Kirsten che ci credeva! Ma come si fa? Al cinema ridevano tutti come se fosse un film comico.

E poi guardale lì, ragazze dai 12 ai 35 anni che letteralmente si prostituiscono per uno che ragiona talmente tanto col cazzo da riuscire a farsi una di loro per terra due ore dopo essere stato amputato, e stando sopra! Va bene lo sfogo di tensione, ma per darci in quella posizione ti serve più di un ginocchio d’appoggio che tu non hai. Che sia stato il potere dell’arto fantasma? Sta di fatto che di sicuro allo spavaldo soldato Yankee bisognava amputare qualcos’altro.

Colin, certo che anche te non ne becchi una eh! Sei riuscito pure a rendermi True Detective una merda, che quando c’era l’ex fidanzatino d’america era una serie che spaccava. Cioè, ma ti rendi conto che persino uno che faceva film d’amore con Jennifer Lopez, alla fine è riuscito a diventare un attore più impegnato e ricercato di te?

Ma li vuoi leggere sti copioni prima di accettarli? Che c’hai, sei dislessico? Ti immagino lì che ti fai raccontare sommariamente la trama dalla tua cameriera filippina e prendi decisioni del cazzo mentre sei in pigiama.

L’unica persona che salvo in tutto il film è Nicole: rigida, pratica, austera e ironica quanto basta. Da lei ho capito che se vuoi essere una stronza efficace devi rispondere alla gente in francese. Vuoi mettere la soddisfazione di rispondere “merci beaucoup“, ostentando raffinatezza, mentre intanto la tua faccia dice chiaramente “perdente”?

Ma veniamo alla cosa più importante: l’inganno. Voi non ci crederete, ma alla fine del film non tutti eravamo sicuri di aver capito quale fosse. Non certo perchè si trattasse di qualcosa di talmente complicato e sottile da non essere facilmente comprensibile, ma perchè pur essendo così intitolato il film, l’inganno viene ordito soltanto negli ultimi 10 minuti e non è che si tratti di un piano così avvincente.

Uno legge il titolo e si immagina già una serie di doppiogiochismi e di astuzie che manco Cersei del Trono di Spade, ma in realtà questo più che un inganno è un serenissimo omicidio ai danni di uno che serenamente se lo merita.

Il pubblico sa che a tavola verranno serviti funghi velenosi, perciò non resta sorpreso di vedere il tizio che crepa. Lui stesso, va detto, non ha troppo il tempo di essere sopreso in quanto troppo occupato a morire.

E quindi si, avete capito bene, tutto sto inganno consiste in una cena avariata. Se non altro l’introduzione dei funghi nella trama mi ha consentito di osservare che, vista la carica di ormoni inespressi dei personaggi femminili, il titolo più adatto per la pellicola sarebbe stato “Porcine”.

Insomma, in conclusione, quello che voglio dire a te, Sofia, e a tutti i miei lettori è che l’unico inganno che ho visto chiaramente è la tua parentela con Francis Ford Coppola. Vista questa performance, la prossima volta che fai la regia di qualcosa mi aspetto che sia un “Vacanze di Natale” con Christian De Sica e Alessandro Gassmann.

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