Grezzate #7 – La walk of shame pt.2

walk of shame

Ti prometterai di non farlo mai più, di limitare i danni, ma non ti sarà mai possibile. Perché la walk of shame, la camminata della vergogna, è un rito inevitabile del day after esattamente come il cibo cinese dopo l’hangover. 

Non c’è falcata decisa e disinvolta che tenga, non esiste occhiale da sole abbastanza coprente. Che poi, se sei con un abitino più colorato di un carro allegorico al Carnevale di Rio e hai gli occhiali da sole da vamp addosso, alle 8 del mattino, con il cielo che è color antracite… Insomma, poi non lamentiamoci se diventi l’attrazione della mattinata.

Questa volta però sei stata più furba, sì, perché rispetto alla volta scorsa hai un reggiseno sotto il vestito e sei senza le zeppe. Ovviamente il tuo sandalo infradito con il tacco della salute da 4 centimetri è pieno di brillocchi dorati e sembra uscito dalla scarpiera di Platinette.

Scendi dalla macchina posteggiata sotto casa: all’orizzonte non c’è nessuno. Mediti sulla effettiva necessità del passaggio in farmacia, quando hai a soli due passi il portone. Nessuno avrebbe mai visto, nessuno avrebbe mai parlato. Ma l’evitare una eventuale gravidanza val bene il rischio di farsi guardare storto qua e là dai passanti, quindi procedi decisa e risoluta verso la prima farmacia utile. In centro. Che la walk of shame abbia inizio.

Svolti l’angolo, prendi in mano il telefono e cominci a mandare note audio alle tue compari, annunciando che da brava reporter ti stai muovendo per la creazione del nuovo pezzo, letteralmente. E puntuale, ecco: la prima occhiataccia dalla anziana signora seduta sulla panchina. L’occhiale che le scende sul naso, lo sguardo giudicante della comare che passerà la giornata seduta sulla panchina a osservare la fauna circostante.

Arrivi in centro e decidi che è meglio passare in mezzo alla strada e non sotto i portici, con i negozi in apertura. Ovviamente attiri l’attenzione degli unici 4, dico 4, operai al lavoro. Come nelle pubblicità anni ’90 in cui passa la tipa, tutto si muove al rallentatore, tutti i presenti si girano, gli uccellini cantano e il suo alito fresco la rende irresistibile. Solo che tu vuoi solo passare inosservata, non promuovi nessuna gomma da masticare e stai camminando più in fretta che puoi.
Entri in farmacia, anzi, nella farmacia dove vai da tutta una vita, quella in cui tua madre ti comprava sempre le Zigulì.
-Due confezioni di Rebioli e unpacchettodiquesti.
Solo la presenza di una tardona con trucco e parrucco più colorato del tuo vestito riesce finalmente a distogliere l’attenzione dal tuo look decisamente eccentrico.

 Decidi di passare per la piazza del mercato per tornare a casa e riesci a mimetizzarti tra le cassette della frutta. Arrivi al portone: la vicina-gattara è ancora nelle sue private stanze. Entri in ascensore senza farti vedere.

Arrivi in casa. Sei salva.

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