Fenomenologia del primo due di picche (Parte II)

Il primo due di picche

Io non so se si rese conto delle mie intenzioni e fece finta di niente, o se venendo dai monti le uniche donne con dell’iniziativa con le quali aveva avuto a che fare in passato, erano le nonne risolute nel fare il ragù la domenica. Fatto sta che nessuno dei miei inequivocabili segnali venne colto.

Effettivamente andammo all’Isola ed effettivamente ordinammo da bere. E chiacchierammo del più e del meno: una colossale perdita di tempo. Insomma, se avessi voluto chiacchierare con qualcuno, sarei rimasta a ballare il liscio con i miei compari. Non avrei finto di essere interessata a quello che mi raccontava un perfetto estraneo solo per zompargli addosso. Aspetta, ma non è forse quello che fa il maschio medio?
Arrivò così l’1 di notte.
«Bene, si è fatto tardi. È meglio che torni a casa, domani lavoro…»
Domani lav… cosa? Tardi? Casa? Ma sei sicuro? “E anche oggi si tromba domani”

Ebbe la cura di infilarmi almeno la lingua in bocca, ma cosa te ne fai di due fettine di salame quando hai voglia di bistecca? Perché non la prendi se è tutta la sera che non faccio altro che lanciartela e indicartela con insegne luminose?
Ci scambiammo i numeri di telefono, me ne andai a casa con lo stesso scazzo che hanno avuto tutti i miei ex quando, credendo di trombare, si sono invece sentiti dire quelle quattro orribili parole (alle volte pure non vere): «Ho le mie cose». Come vi capisco ragazzi, oh come vi capisco…

Il giorno dopo, incredibile ma vero, mi chiese di vederci per un aperitivo. Scattai sull’attenti proprio come un maschietto adolescente pieno di brufoli e con i baffetti da segaiolo: era la mia grande occasione, dovevo trovare l’affondo.
-Magari dopo l’aperitivo possiamo anche starcene un po’ da soli per concludere la serata…
Non avevo la più pallida idea di quello che avrei letto dopo:
-Mi sa di no guarda, dopo vado a mangiare una pizza coi miei compagni di calcetto e poi andiamo a ballare.

Lo vedete? Avete letto la storia? Questo, questo che molla gli amici nella finale del torneo di calcetto per scopare è un maschio vero. Questo è il maschio che avrei voluto, quello di cui tutte noi donne abbiamo bisogno in determinati periodi della vita. Quello che si sfonda di pippe per non fare brutta figura, non quello che dura meno della disintossicazione di Lindsay Lohan. Quello che «la figa è la figa», quello che ha degli amici che lo capiranno sempre quando si tratta di scopare. Quello che se apri le gambe vi si getta a capofitto senza troppi aperitivi o drink, quello che ha fatto della camporella uno sport estremo, l’uomo che non deve chiedere mai.
E invece no, doveva capitarmi il tanardo, perché spero fosse solo molto tanardo o molto gay a questo punto, quello che se gliela lanci si scansa non capendo che cosa stai facendo, quello che preferisce una serata in discoteca alla figa.
-Mi sa che non ci siamo capiti, non è nei miei piani prendere un aperitivo di corsa e finirla lì
-Ok, facciamo domani allora?
-No, facciamo proprio mai. Buona serata, ciao!

In segno di spregio, chiamai il trombamico che avevo sottomano al tempo e andammo a ballare nello stesso locale del Floscioterapista. E la serata finì coi fuochi d’artificio.

Tre o quattro mesi dopo, rispolverò il mio numero di telefono dalla rubrica per palesarsi, ma venne piccato all’istante.
-I treni passano bello mio, e io non ho tempo da perdere.

Ode al maschio alpha, quello vero, di una volta, quello con sani principi.
Odio eterno al floscioterapista moderno.

(Continua da: “Fenomenologia del primo due di picche: Parte I”)

2 comments

  1. Quindi sto qua solo perché maschio e tu femmina doveva per forza essere attratto da te come una mosca sulla merda? Certi stereotipi della visione maschilista li alimentate anche voi donne a quanto pare. Scendi dal piedistallo, avevi a che fare con un essere umano. Tu non so se puoi essere definita altrettanto

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